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Associazione
d’arte sacra
GAETANO D’ANGELO
“il pittore dell’anima”
Note biografiche
Gaetano D’Angelo,definito dalla critica “ il pittore dell’anima”, nacque a Scario il 15 febbraio 1911; è morto il 5 agosto 2006.
La sua produzione artistica di autodidatta è notevole e complessa. Infatti, iniziò a dipingere all’età di 11 anni (quadro ad olio su tela raffigurante San Gerardo Maiella), a 19 anni decorò l’Osservatorio di Sapri per incarico dei Monaci Bigi; ha concluso la propria attività nel 2002, all’età di 91 anni.
Le sue opere, che si ispirano all’Ottocento napoletano, si articolano in tre filoni:
arte sacra, ritratti, nature morte e paesaggi.
Le sue creazioni originali di arte sacra si ritrovano in quasi tutte le chiese del Cilento, in particolar modo del Golfo di Policastro: Santuario di Pietrasanta e Chiesa di San Gaetano (San Giovanni a Piro), Cappella di Sant’Anna (Scario), Chiesa del Carmine (Acquavena), Chiesa parrocchiale di Capitello, Chiesa di Sant’Antonio (CastelRuggero), Chiesa parrocchiale di Torre Orsaia, Chiesa
Parrocchiale di Celle di Bulgheria, Chiesa di Tortorella, Santuario di Santa Rosalia ( Lentiscosa).
Nel 1970 decorò la “Sala degli stemmi” dell’Episcopio di Policastro Bussentino, riproducendo
gli stemmi dei vescovi di questa diocesi, da San Pietro Pappacarbone a Mons.Schettino.
E’ stato il pittore dei vescovi della diocesi di Teggiano-Policastro:
Mons. Pezzullo, Mons. Altomare, Mons. Schettino.
Numerose sono le residenze private decorate da Gaetano D’Angelo, dove sono rappresentate figure allegoriche o paesaggi locali.
Egli è stato definito “pittore dell’anima” per la capacità di rappresentare nei suoi ritratti l’intimità
di soggetti umili ed emarginati; il carattere antropologico del Cilento si riflette fedelmente nella sua produzione ritrattistica.
Il suo carattere schivo e la sua grande umiltà l’inducevano ad evitare le iniziative usuali di promozione artistica; ha partecipato a poche collettive, dove peraltro ha conseguito sempre
riconoscimenti di rilievo ( Pescara, Milano, Roma, Teggiano).
Sotto il profilo umano, impressionava i suoi interlocutori per una semplicità quasi di fanciullo,
per la profonda religiosità ed una generosità incondizionata. Era solito donare i propri quadri,
il cui numero è impossibile conoscere; quasi in ogni famiglia del comune è presente un suo quadro.
Sicchè la sua arte, così condivisa e diffusa, può senz’altro definirsi patrimonio del Cilento.